By: Alessandro Zoni / 27 Ottobre 2026
Proponiamo ai nostri lettori un approfondimento sul costo energetico dell’Intelligenza Artificiale e dei data center, un tema per valutare crescita, tassi e rischi di credito da oggi al 2030.
Secondo l’IEA, il consumo elettrico dei data center passerà da circa 415 TWh nel 2024 a circa 945 TWh nel 2030: oltre il doppio, pari a circa +15% l’anno, con un peso sul sistema elettrico globale che sale da circa l’1,5% al 3%. Gli Stati Uniti aggiungono circa 240 TWh (+130%) e, insieme alla Cina, spiegano circa l’80% della crescita; nel solo mercato USA i data center valgono quasi metà dell’aumento atteso della domanda elettrica.

Il livello, però, è molto incerto. La quota dei data center sui consumi elettrici USA, oggi al 4-5% (EPRI), nel 2030 va dal 7,8% (Gartner) al 9-17% (EPRI), una forbice di circa 2 volte. BNEF ha rivisto al rialzo la capacità USA (118 GW al 2030, +52% da dicembre), ma Grid Strategies stima che circa 25 GW di carichi comunicati dalle utility siano duplicati o speculativi.
La scarsità di capacità è già nei prezzi. Nelle aste di capacità di PJM (USA) il prezzo è passato da 29 a 325 $/MW-giorno tra il 2024/25 e il 2028/29 (circa 11 volte), con il tetto raggiunto per la terza asta consecutiva, e il sistema è sotto il requisito di affidabilità di circa 6,8 GW (riserva al 14,7% contro il 20%). Poiché i prezzi sono amministrati, il rischio principale è di natura regolatoria.
Il conto non è solo elettrico: una proiezione accademica stima il prelievo di acqua dolce attribuibile all’IA in 4,2-6,6 miliardi di metri cubi nel 2027, in larga parte legato alla generazione elettrica a monte. Lungo la catena del valore il business migliore è già prezzato (GE Vernova a 38-45 volte gli utili attesi), mentre le utility regolate pagano il Treasury a 10 anni al 5,15%.
In sintesi, il mercato non ha un problema di domanda, ma di infrastruttura, costo del capitale e regolazione. L’implicazione per gli investitori è chiara: selettività sulle valutazioni, attenzione al rifinanziamento di utility e sviluppatori e monitoraggio della spesa degli hyperscaler (circa 750 miliardi di dollari nel 2026), la cui pausa colpirebbe l’intera filiera.
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