By: Alessandro Zoni / 22 Settembre 2026
La Federal Reserve ha alzato il tasso di riferimento di 25 punti base, portando il target sui Fed Funds al 3,75%-4,00%. È il primo rialzo dal luglio 2023, deciso all’unanimità (12-0). A luglio il Comitato aveva lasciato i tassi fermi, con tre membri già favorevoli a un aumento.
Il ritorno ai rialzi arriva dopo una fase di tagli, l’ultimo a dicembre. A far cambiare rotta alla Fed è stato soprattutto lo shock energetico legato al conflitto in Medio Oriente: petrolio sopra i 100 dollari e inflazione al 3,4% ad agosto, con l’energia in crescita del 16% annuo. Un mese fa la probabilità di un rialzo a settembre era intorno al 35%; il discorso di Warsh a Jackson Hole e il CPI di agosto l’hanno portata oltre il 90%. Il dot plot indica un tasso al 4,1% a fine 2026: 16 membri su 18 vedono almeno un altro rialzo entro l’anno.
Il quadro si intreccia con quello europeo: anche la BCE ha alzato i tassi di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 2,50%, spinta dallo stesso shock energetico. Ma i due percorsi divergono. Per la BCE si tratta del secondo rialzo e la maggior parte degli economisti considera quello di settembre l’ultimo dell’anno; la Fed è invece al primo e il dot plot ne indica almeno un altro. Il differenziale tra i tassi resta superiore al punto percentuale, un fattore di sostegno per il dollaro.
Per un investitore europeo l’effetto passa soprattutto da cambio e rendimenti: il Treasury a 10 anni ha toccato il 5%, massimo dal 2007, e il dollaro tende a rafforzarsi. Un punto da chiarire ai lettori: la reazione dei mercati non è dipesa dal rialzo in sé, già scontato al 93%, ma dal tono di Warsh e dal dot plot, che hanno spinto in alto le attese sui prossimi passi. Sono queste, più della singola decisione, a muovere i rendimenti. Da qui alle prossime settimane conta soprattutto la traiettoria dell’inflazione: per la riunione del 27-28 ottobre il mercato vede un rialzo al 57%, mentre la probabilità di almeno un altro aumento entro fine anno è intorno all’90%. Per un portafoglio con quota obbligazionaria, il punto pratico è la sensibilità alla duration: in un contesto di tassi che non scendono più in automatico, i fondi a duration più lunga restano i più esposti a nuove sorprese al rialzo.

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